Il Notturno
op. 9 n. 2 è una composizione per pianoforte di Fryderyk Chopin
composta fra il 1829 e il 1830.
Ascoltando questo brano subito si viene
catapultati in un’ atmosfera unica, romantica, sognante.
Il morbido appoggio del basso, la melodia ispirata, la
sua straordinaria efficacia espressiva e il libero vagheggiamento della
mente: questi i segni distintivi del secondo notturno dell’ op. 9. L’ accompagnamento,
sempre uguale, è affidato alla mano sinistra del pianista, mentre la mano
destra esegue un tema raffinato e sognante.
Queste sfumature timbriche di estrema delicatezza sono
tipiche dello stile personale e inconfondibile del musicista polacco. La
composizione procede malinconicamente ripetendo il tema iniziale, sempre
arricchito di nuovi elementi melodici, tipici della scrittura pianistica
di Chopin. Ma ecco che all’ improvviso, verso la fine, la melodia diventa più
aggressiva inserendo un breve episodio drammatico che, gradualmente,
riporta l’ascoltatore verso la delicata malinconia dell’ inizio, per
concludere sui morbidi accordi finali.
Un unico tema tessuto lentamente, la sua
fine trama che si articola in due frasi: una prima tenera e intimistica,
una seconda più aperta e discorsiva. La melodia di Chopin è concepita come
un racconto e il brano si sviluppa attraverso piccoli e
impercettibili cambiamenti del materiale tematico iniziale.
Per la realizzazione di queste opere, Chopin
prende spunto da composizioni che si adattano facilmente alla sua indole,
sognante e tipicamente romantica. In un primo momento quindi
il modello di ispirazione proviene dalle opere dell’ irlandese
John Field il quale sceglie il titolo Nocturne per brevi
composizioni pianistiche di tono intimistico e di non elevata difficoltà
tecnica. Ma Chopin compone per esprimere le sue più intime
sensazioni e non per assecondare il pubblico.
Rispetto a quelli di Field, i Notturni di Chopin hanno
(spesso, ma non sempre) la peculiarità di essere divisi in più sezioni
tematiche contrastanti: troviamo accostate varie espressioni di stati d’animo
(dolci, tenere, sognanti, ma anche violente) ed inoltre un uso più raffinato
degli abbellimenti che ora si fondono totalmente con la melodia.
Tema ricorrente sono lo spirito polacco e il Bel Canto italiano, legati
indissolubilmente a tutte le opere del compositore.
Il Notturno op. 9 n. 2 in Mi b Maggiore,
opera di carattere salottiero, si può annoverare fra i pezzi più
conosciuti del repertorio pianistico; è stato molto apprezzato sia dalla
critica che dagli amatori, nonché da Chopin stesso (questo pezzo
subisce più che altri l’ influsso di Field, anzi sembra che Chopin si sia
ispirato direttamente a lui).
Dal punto di vista compositivo questo notturno è
particolarmente significativo poiché illustra alcuni dei maggiori
tratti stilistici chopiniani come la “variazione
ornamentale” e il “trattenuto
chopiniano“.
Chopin eseguiva spesso il Notturno op. 9 n. 2 con
continui nuovi interventi sul tema e sugli abbellimenti che insegnava agli
allievi. Non è quindi irrilevante il fatto che oggi possediamo di esso almeno
quattordici varianti. La melodia, di stampo prettamente vocale, specie
belliniano, riporta al gusto belcantistico italiano, tanto che Chopin ricordava
ai propri discepoli di rifarsi nell’ interpretazione al modello della grande
cantante lirica Giuditta Pasta e alla grande scuola di canto
italiana. Alla sua allieva Vera de Kologrivov, poi signora Rubio, infatti,
Chopin ricordava “Bisogna che voi cantiate se volete suonare”. Le fece prendere
lezioni di canto e ascoltare molte opere italiane “Chopin le considerava
assolutamente necessarie per un pianista”.
-BREVE BIOGRAFIA
Frédéric Chopin è nato a Zelazowa Wola (Polonia)
il 1 marzo 1810 di un padre francese e di una madre polacca. Comincia la sua
istruzione musicale a sei anni, compone la sua prima œuvre a sette anni e fa la
sua prima comparsa in pubblico ad otto anni. Il piccolo prodigio è presentato
nei giornali di Varsavia e diventa rapidamente un'attrazione allora di
ricezioni aristocratiche.
A partire da 1826, segue studi di musiche alla scuola
di musica di Varsavia diretta da Joseph Elsner che scriverà in una relazione
"Chopin, Fryderyk, studente di 3° anno, talento eccezionale, ingegneria
musicale." In 1830, Chopin lascia la Polonia per installarsi a Vienna,
quindi l'anno seguente a Parigi. Questa partenza della Polonia ha dato un nuovo
slancio al suo talento di compositore e delle opere come Scherzo N°1 o i dodici
studi dello opus 10. La vita parigina gli conviene perfettamente e vive corsi
che dà ad allievi dell'aristocrazia polacca e francese.
Diventa l'amico di Franz Liszt, Berlioz o EugèneDelacroix e, sul piano innamorato, dopo una grande delusione incontrato presso
Maria Wodzinski, diventa il amant di George Sand che gli porterà un amore
straordinario e delle cure chaleureux e materne. L'inverno 1838/39 che la
coppia passa sull'isola di Maiorca rende Chopin seriamente malato che mostrare
segni di una tubercolosi che non lo lascerà più. Al loro ritorno in Francia la
coppia emménage al manoir di George Sand a Nohant.
Durante questo periodo,
Chopin épanouit completamente nella sua arte e compone tutte le più belle opere
del suo repertorio. Più in più di malato, Chopin decide di lasciare George Sand
in 1847, ma questa decisione gli rompe il cuore ed a datare di questa
separazione a alla sua morte due anni più tardi, il 17 ottobre 1849, lo
illustra compositore scriverà soltanto alcune miniature. Sepolto al cimitero Père-Lachaise a Parigi, il suo
cuore, ritirato dal suo corpo dopo la sua morte, fu messo in uno scrutinio ed
installato su un pilastro nella chiesa Santa-Croix a Krakowskie Przedmiescie.
Qualsiasi l"oeuvre di Chopin è scritta per, o intorno, del piano e
permette ancora aujourd'oggi a giovani pianiste di fare la loro gamma su
composizioni straordinario.
Ballata n. 3 in la bemolle
maggiore per pianoforte, op. 47
Musica: Fryderyk
Chopin
Allegretto
Organico: pianoforte Composizione: 1840 - 1841 Prima esecuzione: Parigi, Sala Pleyel, 21 febbraio 1842 Edizione: Schlesinger, Parigi, 1842 Dedica: Pauline
de Noailles
La Ballata
op. 47, composta nel 1840-41, è un lavoro rivoluzionario in un modo tutto
particolare, anche se sfrutta con estrema leggerezza e fantasia le ricerche
formali delle precedenti Ballate. Non si può parlare di una vera e
propria "forma della ballata" creata da Chopin, ma le quattro Ballate hanno
in comune due elementi essenziali: 1) il bitematismo, 2) il metro binario
composto (sei quarti nella Ballata n. 1, sei ottavi nelle altre).
Il bitematismo definisce la drammaticità delle quattro composizioni, il metro
binario composto, un po' cantilenante (è quello della pastorale, della
barcarola, della ninna nanna), conferisce al discorso un tono di racconto
epico, di canzone di gesta.
Nella Ballata op. 47, fluidissima,
formalmente aerea, Chopin compie un mirabile lavoro di intarsio tematico perché
dopo il primo tema principale e dopo il primo tema secondario, modulante da la
bemolle maggiore a do maggiore, riprende il primo tema in la bemolle maggiore.
Il secondo tema viene esposto in do maggiore (la tonalità "giusta"
sarebbe stata mi bemolle maggiore), sviluppato e ripreso; segue il secondo tema
secondario, che viene sviluppato e ripreso, in modo tale che non si avverte più
la netta scansione formale tra l'esposizione e lo sviluppo.
Allo stesso modo
non si avverte la scansione formale fra sviluppo e riesposizione. Ormai
sappiamo che Chopin preferisce iniziare la riesposizione dal secondo tema
principale. E infatti il secondo tema principale riemerge, in la bemolle
maggiore, ma è seguito da un nuovo sviluppo, al culmine del quale compare,
luminosissimo, trionfale, il primo tema principale.
La Ballata si
conclude con il secondo tema secondario.
Negli anni Venti
e Trenta del XIX secolo, il repertorio del pianista virtuoso era abbondante di
composizioni, tipiche del gusto Biedermeier, brevi e di grande effetto, fra le
quali non mancavano certo delle pagine rapsodiche che, in qualche modo,
potevano prefigurare quella che sarebbe divenuta la tipologia della ballata
strumentale romantica. Tuttavia, prima che Chopin si accingesse, nel 1831, alla
stesura della Prima Ballata, il genere che portava questo nome
aveva trovato espressione, in ambito musicale, solamente in composizioni
liederistiche, o all'interno di opere liriche; in sostanza in pagine che
prevedevano l'impiego della voce umana e dunque di un testo poetico; Chopin fu
dunque il primo ad attribuire il nome di "ballata" a un brano
puramente strumentale. Ciò nonostante si pone ugualmente, per le quattro
ballate del compositore polacco, il problema del rapporto con una fonte
letteraria.
Già Schumann nel
1841 - nel periodo più intenso della sua attività di critico - affermava di
aver appreso dallo stesso Chopin che questi «era stato ispirato per le sue
ballate da alcune poesie di Adam Mickiewicz», il sommo poeta romantico polacco;
da qui ebbe origine quella tradizione critica, viva ancora nel nostro secolo,
che si sforzò di stabilire una correlazione fra alcune delle Ballate e Romanze di
Mickiewicz (pubblicate nel 1822) e le ballate di Chopin, attribuendo perfino i
titoli di alcune delle opere poetiche alle composizioni musicali.
Certo Chopin
avrebbe rifiutato questi titoli (come fece in altre occasioni), ma è
indiscutibile che egli fosse affascinato dal carattere nazionalistico e insieme
epico delle opere del poeta polacco. Il problema centrale della ballata
pianistica, dunque, deve essere stato quello di attribuire un carattere
narrativo a composizioni prive di un referente testuale, problema risolto da
Chopin principalmente sul piano della forma. Le quattro ballate, infatti, hanno
in comune, oltre all'adozione del metro fluido di 6/8 o 6/4, il contrasto fra
due principali idee tematiche; esse si riallacciano così alla dialettica
propria della forma-sonata dell'età classica; ma essendo prive quasi
completamente di sviluppi tematici di tipo beethoveniano - reinterpretano
l'opposizione bitematica in modo libero, assolutamente originale e specifico
per ciascuna ballata.
Nelle ultime due
ballate l'interesse di Chopin per le contrapposizioni formali sembra
affievolito. Così la Ballata, op. 47 - scritta nel 1841 -
smussa i contrasti dei precedenti spartiti, presentando due temi affini e
derivanti l'uno dall'altro, ed elaborandoli con maggiore libertà e fantasia;
dunque l'ambientazione espressiva del brano è piuttosto omogenea, evitando i
toni drammatici e mantenendosi piuttosto su tinte intimistiche, che procedono
verso una luminosa lievitazione interna.
La Ballata op.
47 fu abbozzata già nell'autunno 1840 e completata nella sua versione
definitiva solo un anno dopo; pubblicata nel novembre 1841, fu eseguita la
prima volta dall'autore il 21 febbraio 1842 alla Salle Pleyel. Rispetto all'op.
38 questa terza Ballata si avvale di uno schema costruttivo già più complesso,
rinunciando a ogni diversificazione agogica dei due elementi tematici
principali: tutta l'evoluzione psicologico-espressiva del materiale tematico si
svolge all'interno della stessa indicazione iniziale (Andantino) secondo una
concezione solidamente unitaria che ha il suo epilogo nell'ultima ripresa del
secondo tema, tesa e drammatica, e del primo tema, che si espande in una nobile
e appassionata perorazione.
-BREVE BIOGRAFIA
Frédéric François Chopin (Fryderyk Franciszek Chopin),
compositore e pianista, nasce a Zelazowa-Wola (Varsavia) da padre francese e da
madre polacca, il 22 febraio 1810.
All'età di 6 anni iniziò gli studi musicali dal boemo
Zivny e dopo tre anni era già in grado di esibirsi come
pianista in una serata
di beneficenza.
Già noto e ammirato nei migliori ambienti di
Varsavia, Chopin fu affidato, per il suo perfezionamento nella composizione, ad
Elsener, direttore del Conservatorio di Varsavia. Quando i russi occuparono la Polonia, Parigi
divenne la residenza di Chopin il quale fin dai primi tempi, protetto dal
principe Radzwill, vi ottiene quella piena comprensione che fuori dalla patria
non aveva ancora trovato.
Chopin si riavvicina alla famiglia Wodzinski che
l'aveva accolto adolescente quale maestro della piccola Maria e da questa
frequentazione nasce l'amore tra i due giovani, ostacolato però dal padre che
rompe il rapporto d'amicizia con Frédéric-François Chopin: questo duro colpo
aggrava di più la fragile salute del musicista.
Nel 1838 conosce George Sand, più grande di lui
di sei anni e si getta nelle braccia dell' "amore compiuto" (parole
di George Sand), ma ben presto il rapporto diviene nervoso e caotico. Nel 1839 Frédéric-François Chopin e George Sand
tornano in Francia per l'aggravarsi della tubercolosi di cui lui era affetto.
Durante i sette anni del periodo vissuto con la
scrittrice, Frédéric-François Chopin scrive le più belle Mazurche ed i più
appassionati Notturni, ma l'incompatibilità dei due caratteri emerse quando
Frédéric Chopin prese posizione sul matrimonio fallito di Solange, la figlia di
George. Dopo essersi lasciato con George Sand, nel 1845,
Chopin cade in una terribile depressione e la sua vena di compositore sembrò
esaurita. Durante l'ultimo periodo della sua vita, Chopin
fu assistito da una sua allieva scozzese, Jane Stirling, che insieme alla
sorella Mrs. Erskine, convinse Chopin a trasferirsi in Inghilterra. Ma il rigido clima inglese e la vita mondana in
cui le sue giovani compagne scozzesi lo trascinano, fanno peggiorare la salute
del compositore.
Rientrato a Parigi, muore il 17 ottobre del
1849, circondato dagli intimi e viene sepolto a Parigi nel cimitero di Père
Lachaise.
Rondò capriccioso in mi
minore per pianoforte, op. 14 (MWV U67)
Musica:Felix Mendelssohn-Bartholdy
Andante (mi maggiore)
Presto (mi minore)
Organico:pianoforte
Edizione: Mechetti, Vienna, 1827
Fino a qualche tempo fa si
riteneva che il Rondò capriccioso fosse
stato composto da Mendelssohn a quindici anni, nel 1824, mentre più
recentemente si tende a datarlo (le fonti non sono concordi) fra il 1826 e il
1828. In ogni caso, quando Mendelssohn lo compose era ancora un ragazzo, forse
era appena uscito dall'adolescenza; ma non era affatto un compositore alle
prime armi, visto che aveva già ultimato da tempo, tra le altre cose, le
dodici Sinfonie per archi
e la Prima Sinfonia op.
11, e una delle sue opere più perfette e affascinanti, l'Ouverture per il Sogno d'una notte di mezza estate di
Shakespeare.
Pagina delicata ed elegante,
di gusto un po' salottiero e Biedermeier,
per moltissimi anni il Rondò
capriccioso è stato uno dei pochissimi brani di Mendelssohn,
insieme a un piccolo numero di Romanze
senza parole, ad essere eseguito in concerto; e, soprattutto, è stato
suonato migliaia di volte, con alterne fortune, da un'infinità di signorine di
buona famiglia di ogni parte del mondo. Tutto questo col tempo si è ritorto
contro la fortuna del Rondò capriccioso(e
dello stesso Mendelssohn), che a poco a poco è quasi scomparso dalle sale da
concerto: basti pensare che a Santa Cecilia non lo si ascolta da più di
vent'anni.
Il brano si articola in due
sezioni: un breve Andante introduttivo
in mi maggiore (26 battute) non privo di reminiscenze weberiane che sfocia in
uno sfavillante ed aereo Presto in
mi minore in 6/8 ("leggiero") - che sembra evocare a tratti una
vivace e spensierata danza di elfì - da cui emerge di tanto in tanto un canto
sereno e pieno di calore. Il Rondò
capriccioso richiede all'interprete un tocco netto e delicato ma
incisivo e brillante e una tecnica molto curata (staccato, arpeggi, terze,
ottave spezzate). L'effetto generale è quello di certe pagine fatate dell'Ouverture per il Sogno d'una notte di mezza estate,
scritta più o meno nello stesso periodo nella medesima tonalità.
-BREVE BIOGRAFIA
Il musicista nasce ad Amburgo il 3 febbraio 1809 da
una famiglia di agiate condizioni finanziarie e di elevata estrazione: far
parte della famiglia dei Mendelssohn equivale a crescere e svilupparsi in un
ambiente di alta cultura umanistica e musicale, quale si trovava in Germania
tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento.
L'agiatezza della famiglia - consolidata da attività
finanziarie fortunate - era un tranquillo e robusto veicolo per ogni attività
intellettuale e artistica, praticata come nobile corredo di ciascuno. La madre,
Lea (detta Lilla), è una Salomon, famiglia ebraica come i Mendelssohn, nipote
del grande banchiere israelita Daniel Itzig. Negli Stati tedeschi non sono
state ancora promulgate le leggi che emancipano gli Ebrei: a questi è vietato
frequentare le scuole pubbliche. Per Felix, come per le sorelle Fanny e Rebekka
e per il fratello Paul, ci sono ottimi precettori adatti ai figli di Lea, che
leggeva i poemi omerici in greco. Felix, ben istruito dal professor Heyse, che
tratta la filologia classica con vivacità, si diverte a scrivere un poemetto
satirico in greco sulle baruffe dei ragazzi.
Mendelssohn, fin dalla giovane età, viene quindi educato
alla cultura umanistica, circondato dalla musica e dalle arti più raffinate;
vive sempre in un ambiente sereno e scevro da gravi preoccupazioni. Lavora sodo
applicandosi alle materie predilette: ogni mattina alle cinque si alza e inizia
la sua laboriosa giornata dedicata allo studio del pianoforte, del violino, del
disegno e delle lingue straniere. A dodici anni ha al suo attivo varie graziose
composizioni scritte nelle forme più diverse.
In seguito i Mendelssohn si trasferiscono a Berlino,
loro città d'origine. Dopo i primi insegnanti: Berger, allievo di Clementi, per
il pianoforte e Henning e Rietz per violino e viola, Felix ha per maestro KarlFriedrich Zelter, solido anche se limitato musicista che gli fa conoscere e
studiare il Clavicembalo ben temperato di Bach.
Zelter è il consulente musicale diWolfgang Goethe;
quando Felix dodicenne dimostra largamente le sue doti eccezionali di precoce
musicista, Zelter lo conduce a Weimar e lo fa incontrare conGoethe,
allora settantaduenne, uno dei massimi scrittori europei dell'epoca e di tutti
i tempi. Lo scrittore e il ragazzo stringono vincoli di sincera amicizia. In
quel periodo la figura diGoethecampeggia
con la sua esemplare universalità di esperienze e di opere, che vanno dalla
poesia alla scienza, nella sintesi di una visione nata dalle fiamme della
"Sturm und Drang" e divenuta classicamente olimpica; in quella
cultura si uniscono la riscoperta diShakespearee
quella dei classici greci, la ricerca dei filosofi dopo Kant,
i germogli del nascente Romanticismo; la musica si era fatta più libera e più
eloquente con il messaggio diBeethoven.
Ben presto le straordinarie doti di compositore di
Felix Mendelssohn si rivelano, quasi a compensare qualche momento difficile per
la famiglia dovuto anche all'antisemitismo diffuso negli anni intorno al 1819.
In quel periodo i Mendelssohn adottano il secondo cognome Bartholdy da un
parente battezzato; vengono battezzati essi stessi divenendo cristiani
protestanti.
Intanto tra il 1821 ed il 1823 Felix Mendelssohn
compone dodici Sinfonie per archi (l'undicesima anche con strumenti a
percussione), Concerti per violino ed archi, per due pianoforti, per pianoforte
e violino. Davanti a questo talento il padre rinuncia a farne un uomo d'affari,
tanto più dopo che Luigi Cherubini, allora direttore del Conservatorio di
Parigi e autorità musicale di fama europea, aveva dato al ragazzo un giudizio
positivo.
Nel 1825, a soli sedici anni, Mendelssohn compone
l'"Ottetto per doppio quartetto d'archi", autentico capolavoro
divenuto celebre e l'anno successivo l'"Ouverture per il Sogno di una
notte di mezza estate", altro capolavoro, che comprende la celeberrima
"Marcia nuziale"; sedici anni dopo l'avrebbe collocata intatta in
testa alle musiche di scena per l'omonima commediashakesperiana.
La carriera di Felix Mendelssohn prosegue fulminea e
versatile, con giovanile freschezza e ammirevole sapienza e con un attivismo
tipico dell'educazione israelitico-puritana. Con la sua musica non solo
raggiunge presto rinomanza mondiale in qualità di compositore, ma riusce anche
a realizzare pienamente quella che era la sua più grande ambizione: richiamare
l'attenzione dell'ambiente musicale, allora piuttosto negligente, sulle opere,
da troppo tempo cadute nell'oblio, di uno dei massimi maestri della
composizione musicale:Johann Sebastian
Bach.
Nel 1829, con l'attore Eduard Devrient, Mendelssohn
organizza la riscoperta della "Passione secondo San Matteo" diBache
la dirige in versione ridotta e ritoccata nella strumentazione, ma meglio
adatta a essere assimilata dal gusto di allora; l'esito sarà trionfale e darà
il via alla graduale rinascitaBachiana.
Viaggi all'estero per istruzione e tournèes musicali
portano poi il compositore in Inghilterra, Scozia (le isole Ebridi gli
ispirarono l'ouverture: La grotta di Fingal), Italia (la Sinfonia n. 4
italiana) e Parigi.
L'orchestra sinfonica del Gewandhaus di Lipsia lo
nomina direttore; eseguendoMozart,Haydn,
Weber,Beethoven,Schuberted
altri grandi, Mendelssohn si colloca tra i primi illustri nomi della direzione
d'orchestra moderna con Habeneck,BerliozeWagner.
Con Mendelssohn la città eleva il livello della diffusione musicale: è lui a
fondare il Conservatorio di Lipsia nel 1843.
Il musicista è amico diSchumanne
diLiszt,
mentre i rapporti conWagnerintrecciano
cordialità, stima e rivalità.
Alle Sinfonie si aggiunge poi un altro capolavoro,
ancora oggi amatissimo, il "Concerto per violino e orchestra in mi
minore".
La musica di Mendelssohn si impone come un esempio
di grande nitidezza, dove l'afflato romantico trova un equilibrio d'invidiabile
classicità, pur in forme talvolta originali, come nelle sei "Sonate per
organo". Grandiose linee hanno gli oratori "Paulus ed Helias" e
gli otto volumi di "Lieder ohne Worte" (Romanze senza parole), che
inanellarono brevi, preziose pagine.
Tanta felicità di vita sembrava connaturata allo
splendido connubio di cultura e creatività, in perfetta coerenza con l'estetica
della personalità romantica, senza che però venisse invaso il campo della
concezione musicale. Mendelssohn non è favorevole alla musica "a
programma", cara aBerlioze
a Liszt; la sua voleva essere
- asseriva lui stesso - una musica "musicale".
Ma un male nella famiglia Mendelssohn appariva
ereditario: l'ictus cerebrale che stronca l'amatissima sorella Fanny nel 1847.
Il dolore colpisce duramente Felix e, appena cinque mesi dopo, il 4 novembre
1847, lo stesso male colpisce anche lui.
Le cause della prematura scomparsa di Felix
Mendelssohn Bartholdy vanno ricercate anche all'inevitabile stress a cui
sottopose il suo fisico per le molteplici attività artistiche, amministrative e
pedagogiche che consumarono anzitempo il già debole organismo del musicista.
Morendo Mendelssohn lasciò al mondo in preziosa eredità un gran numero di
lavori di elegantissima e levigata fattura; musica che rispecchia ed esprime a
meraviglia il carattere affabile e la sensibilità raffinata del suo felice
autore.
Sonata per pianoforte
n. 24 in fa diesis maggiore, op. 78 "À Thérèse"
Musica:Ludwig van Beethoven
Adagio
cantabile
Allegro ma
non troppo (do maggiore)
Allegro
assai
Organico:pianoforte Composizione: 1809 Edizione: Clementi, Londra 1810 Dedica: Thérèse von Brunsvik
Beethovensi applicò alla ventiduesima
Sonata del suo catalogo, l'op. 78, dopo una pausa di circa tre anni dalla
precedente celebre Appassionata. Mai, in precedenza, era stato
inattivo per tanto tempo sul fronte della Sonata per pianoforte, e questa
inattività, confrontata con l'incessante attenzione in precedenza Appassionata,
le nuove applicazioni in questo campo non potessero ripercorrere le vie del
passato, ma dovessero muovere anzi in direzione inversa; dunque non grandi
articolazioni e alte ambizioni concettuali, ma la scelta di dimensioni dimesse
e la tendenza verso un pronunciato intimismo, caratteristiche che accomunano la
Sonata op. 78 e quelle, diversissime, nate negli anni seguenti (op.
79, op. 81a, op. 90). rivolta allo
strumento a tastiera, testimonia del deciso orientamento verso la produzione
con orchestra, nonché di una ormai acquisita confidenza verso tutte le risorse
espressive dello strumento a tastiera e del genere della Sonata. All'editore
Breitkopf und Härtel, che gli chiedeva nuove opere per pianoforte, rispose:
"Non amo dedicare molto tempo alle Sonate per pianoforte solo, però gliene
prometto qualcuna" (19 settembre 1809); l'op. 78 venne poi pubblicata nel
novembre 1810 a Lipsia, appunto per i tipi di Breitkopf und Härtel.
Nelle Erinnerungen
an Beethoven Carl Czerny, amico e confidente del maestro, riferisce
una frase del compositore relativa all'op. 78: "Si parla sempre
della Sonata in do diesis minore [op. 27 n. 2] ; ma io ho in
verità scritto di meglio. La Sonata in fa diesis maggiore è
qualcosa di diverso". Un giudizio che certamente non corrisponde a molti
stereotipi legati al pianismo di Beethoven; l'op.78 si affida a un impianto in
soli due agili movimenti, dalle sonorità "pianistiche" in senso
tradizionale, senza che questo implichi ovvietà dei contenuti. I due movimenti
sono fra loro estremamente dissimili nel carattere, ma conservano entrambi un
gusto dell'eleganza, della rifinitura, della discrezione che assicura unità
alla composizione.
Il tempo iniziale consta di una introduzione di appena
quattro battute - una innodia accordale e ascendente in Adagio
cantabile - e di un Allegro ma non troppo in forma
sonata, aperto da una melodia intimistica, tersa, pura, dolcemente cantabile;
nella sua varietà di atteggiamenti il movimento non si discosta da questa
impostazione, neanche nel breve sviluppo, animato dal contrasto fra i ritmi
principali. Questa tendenza al canto, che è stata considerata pre-schubertiana,
viene contraddetta dall'Allegro vivace, un brioso Rondò che si avvale,
come refrain, di una incisiva fanfara di "caccia", e che
prosegue scorrevolmente sul veicolo di una agilità leggiadra e frammentaria,
non priva di implicazioni umoristiche.
Nel 1809, l'anno
dell'assedio di Vienna e della resa ai francesi, Beethoven riconsiderò lo
spirito e la scrittura della sonata per pianoforte. Cinque anni sono passati
dalla Waldstein sonate e dall'Appassionata, con cui Beethoven aveva portato
all'incandescenza le possibilità orchestrali dello strumento; adesso le sonate
opere 78, 79 e 81, tutte del 1809, segnano un ritorno ad una dimensione fonica
affatto pianistica, un rinnovato interesse per le possibilità timbriche dello
strumento, ancor vergini sugli albori della Romantik. Questa affinità profetica
fra un'epoca musicale ed un timbro è specialmente evidente nella Sonata in fa
diesis maggiore. Nei due tempi che la compongono il pianismo percussivo, con i
suoi ritmi inesorabili e le sue armonie schematiche, è sostituito da un
gioco filigranato, condotto fra il piano ed il mezzoforte, sostenuto da
una condotta armonica modulante, concepita appositamente per le figurazioni
spezzate, con cui gli accordi sono disposti sulla tastiera. Il mondo di Schumann,
se non anche quello di Chopin, è alle porte; e il loro medium strumentale
è già individuato nelle sue essenziali componenti lessicali.
Una mossa preludiante.
Adagio cantabile, conduce ad una tenera idea tematica. Essa è la sola
vocalmente caratterizzata di questo primo tempo, mentre le altre figurazioni si
presentano avvolte nelle filigrane pianistiche. Caratteristico del nuovo
spirito anche l'assenza di contrapposizioni dialettiche, quelle che avevano
dato la loro impronta al Beethoven titanico.
Anche l'Allegro vivace è costruito
su una sola idea tematica definita, spaziata da ondeggianti figurazioni
pianistiche. Questa idea potrebbe esser definita un esordio di Scherzo, che poi
svapora in un flusso inarrestabile di duine, una figura ricorrente nel
pianoforte di Schubert.E i due principi, quello tematico, e quello pianistico,
si alternano a guisa di rondò nei ruoli del refrain e dei suoi couplets.
-BREVE
BIOGRAFIA
Si tratta probabilmente del più grande compositore di
ogni tempo e luogo, un titano del pensiero musicale, i cui traguardi artistici
si sono rivelati di portata incalcolabile. E forse, in alcuni momenti della sua
opera, anche il termine "musica" appare riduttivo, là dove lo sforzo
di trasfigurazione compiuto dal genio appare trascendere l'umano sentire.
Nato a Bonn (Germania) il 17 dicembre 1770 Beethoven
crebbe in un ambiente culturale e familiare tutt'altro che propizio. Il padre è
tacciato dagli storici di esser stato un maldestro cantante ubriacone, capace
solo di sperperare i pochi guadagni in grado di racimolare, e di spremere fino
all'ossessione le capacità musicali di Ludwig, nella speranza di ricavarne un
altroMozart:
espedienti di basso sfruttamento commerciale fortunatamente poco riusciti.
Le sue opere, dapprima
influenzate dai classici di sempre (Haydn,Mozart) ma già marchiate da
soverchia personalità, poi sempre più audaci e innovative, scuotono il pigro
andazzo della vita artistica, seminano il panico estetico, gettano chi ha
orecchie e cuore per intendere, nei terribili abissi della coscienza.
Le ultime opere, scritte già in completa sordità
stanno a testimoniarlo, esoterici incunaboli per i compositori a venire.
Il tarlo auditivo lo colpisce già in giovane età,
causando crisi al limitare del suicidio e intensificando il suo orgoglioso
distacco dal mondo, frutto non di banale disprezzo ma
dell'umiliazione di non poter godere in modo semplice della compagnia altrui.
Solo le passeggiate in campagna gli danno un po' di pace ma col tempo, per
comunicare con lui, gli amici dovranno rivolgergli le domande per iscritto,
edificando per i posteri i celebri "quaderni di conversazione".
Il 26 marzo 1827 cede ai
mali che lo tormentano da tempo (gotta, reumatismi, cirrosi epatica), alza il
pugno al cielo, come vuole una famosa immagine romantica, e muore di idropisia.
Il suo funerale è fra i più colossali mai organizzati, l'intera città è
attonita.